Abstracts - The Harmonium
Konstantinos Alevizos
PRISM.CNRS/Université Aix-Marseille
Un Microcosmo propedeutico: les pièces pour harmonium di Cesar Franck
La raccolta di Cesar Franck generalmente riscontrata col titolo erroneo "L'organiste" consiste in una serie di composizioni suddivise in gruppi da sette brani ed in ordine progressivo per semitono ascendente in tonalità sia maggiori che minori. La serie fu composta, secondo una nota autografa nel manoscritto autografo, per l'harmonium. Queste composizioni tuttavia non hanno avuto l'attenzione meritata più probabilmente a causa del relativo declino dello strumento per cui furono composte.
L'importanza di queste "piccole" composizioni è inestimabile da vari punti di vista, ma soprattutto perché danno una chiara visione di ciò che poteva significare pedagogia ed insegnamento musicale per C. Franck. Nell'avanzamento di questi gruppi, il compositore presenta metodicamente tutti quelli elementi d'insegnamento a lui importanti in maniera ricorrente. Vengono quindi esposti elementi che riguardano tanto la forma quanto il contenuto (le tecniche) di composizione e di esecuzione allo stesso tempo. C. Franck elabora tra l'altro l'invenzione a due voci, il contrappunto (canone - inversione - aumentazione), il corale, le possibilità di armonizzazione, l'inventiva melodica, l'accompagnamento, la creazione della forma e diverse possibilità della prassi esecutiva. Tutto questo si presenta in maniera rigorosa ed ordinata per tonalità.
Questa sintesi è l'intenzione di questa comunicazione che cercherà di presentare in maniera analitica l'ordinamento delle caratteristiche più importanti di questa raccolta collo scopo di riportare in luce la sua importanza et autenticità.
Antonio Carlini
Conservatorio di musica "L. Marenzio", Brescia / Società Filarmonica di Trento
Cecilia Delama
Università degli Studi di Trento
Paolo Delama
Istituto Diocesano di Musica Sacra, Trento
Il caso del Trentino. L'harmonium tra XIX e XX secolo: costruttori, uso, repertori e cronache
1. I costruttori di harmonium in Trentino (A. Carlini)
Regione vicina al mondo tedesco, il Trentino Alto-Adige ha recepito prestissimo, sin dai primi anni dell'Ottocento le modalità d'uso e di costruzione di armoniche/fisarmoniche/fisarmoniche liturgiche/armonium elaborate nei paesi tedeschi. Sin da metà Ottocento la produzione di fisarmoniche viene affiancata da quella di armonium da chiesa. Da botteghe artigianali a conduzione familiare, a inizio Novecento si passa a vere e proprie industrie con oltre cinquanta dipendenti, capaci di offrire decine di modelli diversi diffusi in Italia e paesi esteri. Ad essere ricostruita è la storia delle fabbriche di Socin di Bolzano (fondata nel 1871), Giuliani (Mori, 1875), Galvan (Borgo, 1901), Branz (Coredo, 1905), Groppa (Mezzolombardo, 1900), Bozzetta-Delmarco (Tesero, 1922), Ciresa (Tesero, 1952).
2. Usi e repertori dell'harmonium in Trentino tra Ottocento e Novecento (P. Delama)
Tra Ottocento e Novecento l'harmonium gode di una certa fortuna nelle corali e nelle scuole di musica sacra, che avevano sul territorio trentino una diffusione quasi capillare. La relazione si occupa di esplorare i contributi di personaggi più o meno noti del primo Novecento trentino alla letteratura e al repertorio di questo strumento. In ambito sacro usato sia in accompagnamento al canto gregoriano sia in sostituzione dell'organo per messe e mottetti di facile esecuzione; in ambito didattico si ricorda la traduzione del metodo Bungart a cura del trentino don Paolo Dallaporta, ma anche il meno noto metodo autodidatta a cura di Giuseppina Angelina, dedicato alla Gioventù Femminile di Azione Cattolica. In ultimo, in ambito strettamente strumentale, si vedrà una riduzione attribuibile per scrittura a Renato Lunelli della Quarta Sinfonia di Schubert per archi e harmonium.
3. Cronaca d'uno strumento ceciliano (C. Delama)
La riforma ceciliana tra Ottocento e Novecento rimise in discussione numerosi aspetti della pratica musicale sacra: in questo frangente l'harmonium si rivelò uno degli strumenti prediletti non solo nelle chiese in attesa che gli antichi organi venissero sostituiti con strumenti più adatti all'uso liturgico, ma anche in ambito didattico e ricreativo. Verranno presentate cronache tratte dai giornali dell'epoca e dai carteggi della Società Ceciliana Trentina di usi dello strumento; ne verrà delineato l'impiego in Diocesi a cavallo di secolo osservando la composizione dei fondi musicali diocesani recentemente inventariati. Nella relazione vengono presentati alcuni dati della ricerca del progetto di dottorato della candidata, che si occupa di approfondire alcuni aspetti del cecilianesimo in Trentino.
Simona Fruscella
Scuola secondaria di I grado, Casalbuttano ed Uniti (CR)
L'harmonium da concerto e il suo repertorio in Italia: la fantasia su temi d'opera
Tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, ossia nell'intervallo di tempo caratterizzato dal cosiddetto «periodo ceciliano», l'harmonium si è affermato in Italia interessando non solo grandi compositori e organisti come Marco Enrico Bossi, Oreste Ravanello o Luigi Bottazzo, ma anche altri numerosi autori poco conosciuti che gli dedicarono opere non di minore qualità sia nel ruolo solistico sia come accompagnamento di altri strumenti e della musica vocale.
L'harmonium fu poi destinato a sostituire spesso l'organo nelle chiese, ma fu anche una diffusa presenza nelle case private e nei saloni da concerto. Il suo vasto repertorio, commistione di tradizione classica sacra, con particolare riferimento al canto gregoriano e alla polifonia vocale, di lirismo romantico e di stile teatrale melodrammatico, si esprime attraverso pagine di breve durata - molto spesso con la dicitura «per organo o harmonium» in frontespizio - che nella loro semplicità formale racchiudono talvolta una ricerca armonica di un certo spessore e una musicalità che spazia ampiamente anche al di fuori dei generi prettamente religiosi.
In particolare, si indagheranno aspetti riguardanti le musiche di intrattenimento o da concerto scelte nel genere della fantasia, rievocando anche la prassi d'epoca in cui l'harmonium, oltre che strumento solistico, faceva parte di piccoli gruppi da camera nell'esecuzione di pezzi originali e di trascrizioni di melodie celebri.
Università degli Studi di Pavia
Università degli Studi di Pavia
Expression(s): the backstage of an exhibition
We will present on how the idea of putting together some instruments for a temporary play-and-go experience during the conference developed into a real exhibition, actually the first exhibition ever at the Collection of Musical Instruments of the university. An instrument makes music, but also tells different stories: about its makers, the composers, the musicians, the people who listened, and many more. The whole idea of what you will see on display comes from a combined didactic and research experience: a seminar with musicology students about the layout and narrative of the exhibition; a workshop with restoration students about the photographing, preparation, setting up of the instruments; a dialogue with colleagues on the multidisciplinary potentials of such an event. At the end of our talk, we will be happy to show you around and share with you the beauty of the harmonium and its music.
Andrea Macinanti
Conservatorio di musica "G.B. Martini", Bologna
«L'Harmonium, che si fa gioco della vostra anima» : la creatività per strumento espressivo di Marco Enrico Bossi, l'«alto signore dei suoni»
«Sotto le sue dita questo strumento si fa gioco della vostra anima» scriveva il «Journal des Artistes» di Parigi nel primo numero del 1837 a proposito delle strabilianti esecuzioni del giovane Louis-James-Alfred Lefébure-Wely a un nuovo quanto singolare strumento. Si trattava del Poïkilorgue (organo variato, o espressivo) brevettato quattro anni prima da Dominique-Hyacinte Cavaillé-Coll assieme ai figli Vincent e Aristide all'«Académie des sciences et belles-lettres» di Toulouse: un piano-carré érard cui era stato adattato un dispositivo ad ance libere che affascinerà a tal punto Gioacchino Rossini da divenire principale attore della fortuna degli organari tolosani nel mondo accademico e artistico parigino. Inizia da quel momento la lunga parabola dello strumento ad ance libere comunemente noto come harmonium che dividerà il mondo musicale in quanto non fu unanime il giudizio sul suo ruolo di surrogato dell'organo a canne.
A confronto della monumentale opera per organo, la creatività espressa da Marco Enrico Bossi per harmonium è relativamente modesta. Inizia con un'ambivalente destinazione dei 5 pezzi op. 113 (1898) all'organo e all'harmonium e resta come sospesa sino al rapporto stabilito attorno agli anni Venti del '900 con l'editore Dahlström di Stoccolma che evidentemente chiese al compositore di produrre un adeguato repertorio per un modello di harmonium chiamato Angelica. Nascono dunque i 10 pezzi op. 142, un Metodo, brani sparsi e alcune trascrizioni da autori antichi, una produzione sostanzialmente in linea con quanto Bossi aveva creato per l'organo anche se le pagine per lo strumento espressivo non manifestano la medesima genialità e naturalezza.
Programma:
Marco Enrico Bossi
Daphné et Cloe op. 142 n. 8
Salutazione angelica op. 142 n. 3
Gaudeamus igitur op. 142 n. 5
Matteo Malagoli
Indipendent Scholar / Liceo Musicale "G. Marconi", Conegliano (TV)
L'harmonium da campo durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale
La costruzione degli harmonium facilmente trasportabili ha un iter particolareggiato che ha origini francesi ma si sviluppa negli Stati Uniti. Nella prima metà del XIX secolo i Predicatori protestanti manifestarono l'esigenza di potersi dotare di strumenti agili al fine di evangelizzare con il canto. Con molta probabilità un primissimo prototipo di strumento ad ance libere concepito secondo le esigenze dei Predicatori fu quello costruito nel 1836 da James Amiraux Bazin, costruttore d'origine francese - era figlio dell'orologiaio ugonotto James Bazin che si era rifugiato negli Stati Uniti nel 1788 - e dedito alla manifattura di ance, organetti a bocca, fisarmoniche.
Dopo la Guerra di Secessione (1861-1865) diverse Confessioni Cristiane sentirono l'esigenza di approfondire la formazione catechistica e teologica dei collaboratori ecclesiastici attraverso campi estivi; questi incontri venivano organizzati presso il Lago Chautauqua, nei dintorni di New York. In breve questa esperienza crebbe a dismisura fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per gli obiettivi formativi preposti, tant'è che venne denominato "Movimento Chautauqua" dove i vari formatori (Predicatori) facevano largo uso di harmonium portatili, sia per la pratica del canto corale che per momenti di esecuzioni solistiche per scopi meditativi.
Questo movimento suggerì a diversi costruttori di approfondire la progettazione di harmonium agili e versatili; Jacob Estey e Riley Burdett furono tra i primi che intuirono il grande sviluppo che una tale tipologia di strumento poteva incontrare. Questo genere di strumenti vide il suo apice di sviluppo con vari modelli con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale dove furono largamente utilizzati dagli eserciti americani e britannici. Pratica proseguita durante la Seconda Guerra Mondiale fino alla Guerra di Corea (1950-1953).
Flavio Menardi Noguera
Sezione Musicale di Conservazione della Biblioteca Mediateca Finalese, Finale Ligure (SV)
Giorgio Federico Ghedini e l'harmonium
Complice il centenario della nascita e il cinquantenario della morte, ma specialmente per l'accresciuta attenzione verso i protagonisti della prima metà del Novecento musicale italiano, la figura del compositore Giorgio Federico Ghedini (Cuneo 1892 - Nervi 1965), nell'ultimo ventennio è stata al centro di una serie di importanti iniziative: convegni, rinnovati studi critici, svariate edizioni discografiche. Scontato un periodo di sostanziale oblio seguito alla scomparsa, nella fase iniziale conseguente anche alle decise prese di posizione, attorno alla metà del secolo scorso, contro le avanguardie più ideologizzate, Ghedini gode oggi di un rinnovato interesse da parte da parte del mondo musicale. Il catalogo delle sue opere, nel quale sono rappresentati tutti i generi musicali, dalla musica sacra a quella operistica, dalla musica cameristica e quella concertistica e sinfonica, è tuttavia lontano da essere esplorato a fondo come meriterebbe e riserva alcune curiosità. Tra queste si possono annoverare alcune composizioni che egli scrisse per l' armonio, tra i venti e i trent'anni (epoca in cui la sua fama andava espandendosi oltre l'ambiente torinese a lui così congeniale), come i Sei pezzi del 1913 e le Tredici facilissime pastorali moderne del 1917 pubblicate dall'editore Marcello Capra. Alcuni musicologi ritengono che, addirittura, in queste opere siano contenuti in embrione alcuni elementi del futuro sviluppo artistico dell'autore.
La relazione intende riferire alcune notizie su questo particolare aspetto del compositore, alla luce di alcuni documenti provenienti dall'archivio della famiglia Ghedini, integrati da una ricerca sui periodici dell'epoca che ha permesso di constatare come l'interesse dell'autore per lo strumento sia stato, in quegli anni, piuttosto persistente. Oltre alle opere già citate, si manifestò, infatti, anche nella cura della "registrazione per l'armonio" di musiche e antologie di altri autori (come Ferruccio Negrelli, Andrea della Corte e Ippolito Rostagno), nell'attività concertistica e nella collaborazione con il costruttore Alphonse Mustel allorché costui, nel giugno 1912, si recò a Torino per presentare l'Harmonium d'Arte che portava il suo nome.
[audizione di Madrigale (dai Sei pezzi per Armonio, 1913) e di L'arrivo dei Re Magi (da Al presepio, 1916): Alessandro Ruo Rui, harmonium Hinkel (1910)].
Katharina Preller
Deutsches Museum München , Forschungsinstitut für Wissenschafts- und Technikgeschichte
Acoustics, free reeds and microtonal keyboards: A case study of the enharmonic harmoniums at the Deutsches Museum München
The increasing incorporation of free reeds into keyboard instruments throughout the 19th century promoted new experiments with microtonal keyboards. Since free reeds could be tuned very precisely and produced a constant, stable pitch, their sounds revealed even the slightest nuances of tuning. Additionally, acoustical and psychological studies on the perception of consonances and dissonances led to quests for a "natural" or "mathematically pure" tonal system. As a result, acousticians, music theorists and instrument makers designed harmoniums with varied microtonal keyboard arrangements of up to 100 notes per octave.
Contemporary writers such as the harmonium virtuoso and lecturer on harmony at the Vienna conservatory Leopold Alexander Zellner divided these attempts into two categories: instruments that were actually meant to be played in musical contexts and those that served as mere demonstration devices. Accordingly, their fields of application differed: While instruments in the former category were mostly used for accompanying singers and for helping them refine their intonation, those in the latter category found their way into museums and university departments of physics, psychology and musicology as tools of study.
The Deutsches Museum was one of the institutions that began collecting such instruments - primarily harmoniums, but also pianos and an organ - soon after its foundation in 1903. Along with the instruments, it acquired the corresponding treatises as well as compositions. The talk will explore this collection and the museum's role as a platform for contemporary debates in both acoustics and music theory.
Giancarlo Parodi
Prof. Emerito del Conservatorio di musica "G. Verdi" di Milano e del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma
Angelo Tubi (1874-1936): un singolare musicista imprenditore e il suo Breve metodo per armonium
Il processo di industrializzazione dell'Italia che si rafforzò all'indomani dell'unità poté contare su eccezionali figure di imprenditori che con la loro esperienza e le loro idee innovative realizzarono progetti di avanguardia in vari ambiti. Una delle personalità più eclettiche fu il cav. Graziano Tubi (1825-1904), inventore che eccelse nelle arti meccaniche, sperimentatore e studioso nel campo dell'agraria, nonché deputato del Regno per tre legislature. Fu un discreto musicista dilettante al quale diversi compositori suoi amici dedicarono espressamente dei pezzi, ma è soprattutto noto per aver fondato a Lecco una ditta costruttrice di harmonium che, partendo da esperienze fatte in Francia (in particolare nella scia di Alexandre), si consolidò come una delle più importanti e longeve nel panorama italiano. Degno successore fu il figlio Angelo Tubi che affiancò alla direzione e alla modernizzazione industriale della ditta di famiglia un'apprezzabile attività di compositore che lo portò a scrivere musiche vocali e soprattutto due opere, tra cui Benvenuto Cellini, scene fiorentine in tre atti che fu rappresentata al Teatro Regio di Parma nel 1906. Per harmonium pubblicò una raccolta di composizioni insieme a Giovanni Battista Campodonico, ma è soprattutto sul versante della didattica che egli spicca con il suo Breve metodo per armonium, pubblicato a Milano dall'editore Romualdo Fantuzzi: un'opera che contiene anche un'antologia di pezzi di vario genere in cui la contenuta difficoltà di esecuzione lascia comunque trasparire come l'autore abbia saputo coniugare la sua competenza di costruttore con l'esercizio della composizione allo scopo di incrementare la pratica strumentale dell'harmonium.
Emmanuel Pélaprat
Université de Bourdeaux Montaigne / Expert spécifique pour le patrimoine des harmoniums auprès du Ministère de la Culture, Paris
Les influences de l'Italie dans la musique originale pour harmonium en France, au XIXe siècle
Au début du XIXe siècle, l'Italie est perçue comme un idéal artistique en France. L'influence de la musique italienne est alors très perceptible avec, d'une part, des compositeurs comme Cherubini, Paisiello, Paer et Spontini qui ont occupé des fonctions importantes dans la vie musicale parisienne, ou, d'autre part, les rôles joués par Rossini et le Théâtre Italien. La musique pour harmonium n'échappe évidemment pas à cet attrait, et puisque son répertoire jusqu'à la fin du Second Empire est composé majoritairement de transcriptions ou de paraphrases, les opéras italiens figurent en bonne place dans les œuvres transcrites.
Nous nous proposons d'étudier les influences que peuvent avoir eu l'Italie sur les compositions originales pour harmonium à travers trois axes :
1) les pièces directement inspirées par l'Italie : les titres (nous privilégierons les titres de recueils) peuvent explicitement faire référence à une localité, une danse ou une coutume italienne (Auguste Durand, Soirées de Florence, op. 25, 1860 ; Alfred Lefébure-Wely, Nuits napolitaines, 1868) ;
2) les lauréats du Prix de Rome de composition musicale : ayant séjourné plusieurs années à Rome, certains ont composé des pièces pour harmonium à la Villa Medicis, d'autres ont gardé des impressions qui ont pu nourrir leur inspiration une fois revenu (Hector Berlioz, Sérénade agreste à la Madone sur le thème des pifferari romains , 1844 ; Florent Schmitt, Quatre pièces, Rome, 1901) ;
3) les compositeurs d'origine italienne : faisant leur carrière en France et ayant consacré une part de leur catalogue à l'harmonium, dans quelle mesure leur origine a-t-elle pu influencer leur musique ? Nous étudierons les cas de Louis-Désiré Besozzi (1814-1879) et surtout de Cesare Galeotti (1870-1929), élève de César Franck.
Plus qu'un attrait pour la musique italienne, ce corpus est le reflet de la fascination des compositeurs, en France, pour la culture italienne.
Jacques Prévot
Expert spécifique pour le patrimoine des harmoniums auprès du Ministère de la Culture, Paris
Mustel et l'Italie: clientèle et anecdotes
Au tournant du XXe siècle, Alphonse Mustel, à la tête de la manufacture d'harmoniums d'art fondée en 1853 à Paris par son grand-père, entreprend une série de tournées promotionnelles à travers l'Europe et la Russie et qui le mèneront, au-delà, de l'empire ottoman aux États-Unis d'Amérique. Arrivé en Italie le 28 mars 1904, il est pour quelques jours l'attraction de la haute société romaine : les concerts et les réceptions s'enchaînent, conduisant l'artiste français et son orgue au palais du Quirinal où la reine Margherita, musicienne et protectrice des arts, les réclame. Deux ans plus tard, la maison Mustel obtient le Grand Prix à l'Exposition universelle de Milan.
À travers ces visites et distinctions, nous étudierons l'impact commercial de la maison Mustel sur sa clientèle transalpine, et nous verrons comment l'entreprise y exportera pendant plusieurs décennies ses instruments, notamment ses célestas, grâce à la représentation des principaux marchands de musique du pays.
Parmi ces clients, Don Evasio Lovazzano, l'organiste du Sacré-Cœur de Cuneo, met au point dans les années 1930 « l'Elettroarmonium », un « dispositif électrique pour combinaisons de registres » adapté à l'orgue Mustel. Au moment où l'électricité vient bouleverser la facture instrumentale, cette tentative de modernisation de l'harmonium d'art ne parviendra cependant pas à enrayer l'inexorable déclin de son industrie.
Università degli Studi di Pavia
Gianluca Vergani
Indipendent Scholar / Orchestra Sinfonica "G. Verdi", Milano
Comporre per armonium nel XXI secolo
Il workshop è aperto a tutti coloro - compositori, musicologi, esecutori, appassionati - che sono interessati ai molteplici mondi che si aprono e si intersecano quando si parla dell'harmonium come strumento del XXI secolo. Considerazioni di tipo organologico permetteranno di riflettere sulle possibili modalità di produzione del suono in tutte le sue sfaccettature armoniche ed inarmoniche. Attraverso l'analisi sonografica di alcuni eventi sonori si discuteranno le caratteristiche più salienti della tavolozza timbrica dell'harmonium sia nei brani per strumento solo sia in contesti strumentali più ampi. Riscontri con alcune partiture già esistenti offrirà l'occasione di mettere in relazione questo universo sonoro con la dimensione della notazione musicale necessariamente implementata da nuovi segni, capaci di cogliere tutte le sfumature possibili dei nuovi linguaggi compositivi. L'aspetto notazionale sarà indagato anche dal punto di vista degli interpreti che devono risolvere molteplici problemi legati alle diverse famiglie dello strumento, diversi meccanismi di registrazione e di produzione del suono.
Tutto questo non senza presentare una panoramica pratica del funzionamento e dei meccanismi interiori allo strumento.
Per sviluppare a pieno le potenzialità della formula laboratoriale si invitano i partecipanti, qualora interessati, di portare sul tavolo della discussione esempi relativi ai punti sopraesposti.
Considerato il numero limitato dei posti si consiglia di prenotare la partecipazione alla mail .
Zami Ravid
Musician & Researcher / Owner of the private music museum "Zami's Music Box" (Isreael)
"The Magrefa in the Jerusalem Temple?" - Nobody knows what instrument it was
Although many musical instruments are mention in the Bible - we have no definite knowledge about them. The violin and organ ("ugav") mentioned in Genesis 4:21 are neither Stradivarius, nor Cavaillé-Coll. No description exists, and of course we have no records about the music. The Magrefa is mentioned (only) in the Talmud, with only a few details like: size, some holes, many notes, loud voice…
From Raban Gamliel to Diderot, in the Encyclopedie, from "Shiltey Hagiborim" (Mantova, 1612) to Galpin 2005 there are many speculations but only a little connection to what is written in the Talmud. Some people tried to use the Magrefa to convince us that there was an Hydraulos in the temple. It sounds very nice - but it is not true. Rashi (1050) insisted, for those who thought that it was a "modern" organ: "There was no hydraulos in the temple". So - what was it?
Based on Hebrew texts and my musical knowledge, my collection and my research - I have an stimulating idea about "what was the instrument?", what was played, and how it was played. Many details show the possibility that it was a sort of "sheng", a mouth organ (Many pipes, many holes, and more). I'll show these connections, following different sorts of "shengs". I have an explanation even to the (mistakenly understood and translated) phrase about how it was played: "Notel echad et hamagrefa vezorka me'achorei hamizbe'ach - - -"
" One took the 'Rake' and threw it behind the porch of the altar. People could not hear one another speak in Jerusalem from the noise it created ."
Maurizio Tarrini
Conservatorio di musica "N. Paganini", Genova
Pier Costantino Remondini (1829-1893) estimatore dell'harmonium
Il nome di Pier Costantino Remondini è solitamente associato al movimento ceciliano e alla riforma dell'organo italiano. Personaggio di grande erudizione e vasti interessi in vari campi del sapere, ha rappresentato un punto di riferimento per la vita musicale genovese del secondo Ottocento essendo in corrispondenza con eminenti musicisti, con istituzioni musicali italiane e straniere e con costruttori di strumenti musicali; tra questi ultimi collaborò in qualità di consulente in particolar modo con William G. Trice, il celebre organaro inglese attivo a Genova. Sappiamo però che era anche un estimatore dell'harmonium: ne possedeva due della ditta Alexandre di Parigi, uno dei quali a due tastiere, acquistato nel 1876 e tuttora esistente presso un privato. Il più piccolo dei due strumenti fu impiegato nell'esecuzione di una toccata di Gioseffo Guami trascritta dall'intavolatura tedesca per organo di Torino nella 'tornata musicale' del 1876, ossia una conferenza-concerto sulla storia della musica a Genova che ebbe un grande successo. I documenti qui prodotti testimoniano una sua non trascurabile competenza in questo settore organologico e una consuetudine esecutiva di tutto rispetto sullo strumento.
Andrea Toschi
Conservatorio di musica "G. Nicolini", Piacenza
Carlo Mazzoli
Conservatorio di musica "G.B. Martini", Bologna
Musica per harmonium e pianoforte nei salotti dell'Ottocento
La musicologia storica, nata dal solido pensiero filologico tedesco di fine Ottocento e alimentatasi con le erudite ricerche di molti italiani, ha avuto il pregio d'offrire all'appassionato gli inarrivabili maestri, esempi compiuti di perizia compositiva e personificazioni del genio artistico. Così Verdi e Rossini, in maniera non dissimile da Bach o Beethoven, sono diventati dei miti che incarnano lo spirito del loro tempo. Allo stesso modo, il teatro e la sala da concerto sono raccontati quasi come gli spazi esclusivi della musica, dove pubblici numerosissimi acclamavano gli impareggiabili maestri. La grande orchestra o in sua sostituzione il pianoforte, sempre più visto come la macchina capace d'imitarne la proiezione sonora e le capacità dinamiche, era al centro dell'attenzione e dello stupore.
Senza nulla togliere ai grandi, che tali rimangono nonostante si scopra che le loro tecniche compositive si basavano su una competenza artigianale diffusa e trasmessa dalla tradizione dei conservatori napoletani, e senza nulla togliere al teatro e al suo titanico strumentario, esiste un'altra dimensione che vale la pena raccontare, come nel caso di questo concerto.
La coppia musicale harmonium e pianoforte è quindi un divertimento fra due esecutori, ma anche fra due strumenti i cui timbri ingaggiano una conversazione che sfrutta il chiaroscuro di entrambe le parti. Spesso i suoni filati delle ance, resi espressivi dalla pedalata sul mantice e messi in risalto dagli arpeggi morbidissimi del piano, ricreano gli stessi delicati equilibri esistenti fra i legni dell'orchestra e gli archi. Non sembra quindi una scelta minore, o di ripiego, ma un vero e proprio mondo sonoro alternativo e di forti suggestioni.
a:
Giovanni Battista Croff (1818-1868)
Duetto per Harmonium ovvero Fisarmonica e Pianoforte (1852)
(Andante - Andante Mosso - Allegro moderato - Mosso)
Emilio Mantelli (1832-1917)
Dai Due piccoli Divertimentiper Harmoniumflüte od Armonium, con accompagnamento di Pianoforte (1850): Preludio (Larghetto - Andante)
Domenico Silverj (1818-1900)
Serenata, per Harmonium e Pianoforte (1880)
Joris Verdin
Royal Conservatory of Antwerp / University of Leuven, Belgium
The Harmonium and the Essence of Expression
The harmonium was invented during an era with major changes in politics and aesthetics. This is no coincidence. It became the complementary instrument for pianists and organists, with its own idiomatic repertoire.
For the keyboard player of today it opens the door towards a better understanding of the genuine ideas about expression in the second half of the nineteenth century. It explains at the same time why the harmonium has disappeared in the mid of the 20th century.
Gianluca Vergani
Indipendent Scholar / Orchestra Sinfonica "G. Verdi", Milano
L'orgue expressif, ombre e luce: Francesco Bruni
Francesco Bruni, costruttore italiano di organi espressivi della prima ora (bottega fondata a Parigi nel 1840), antico capomastro di Napoleon Fourneaux, è passato alla storia dell'harmonium per il processo di contraffazione. L'ultimo ad arrendersi agli avvocati di Debain nel 1845.
Da un'analisi di archivio e pratica sui difficili strumenti reperibili, emerge l'originalità del costruttore italiano che fa pensare di essere di fronte più a una personalità forte che a un emulo. Gli organi espressivi sono molto curati nella fattura del mobile e nella meccanica, con innovazioni personali che li identificano e li contraddistinguono dagli harmonium di Debain e Alexandre.
Sono strumenti prossimi all'artigianato, senza numero di serie e alcuna iscrizione.
Timbricamente gli strumenti si avvicinano alle sonorità degli organi a canne. I modelli strumentali sono molteplici: dalla guida voce all'organo a sette giochi e più, dall'organo da salone con la risorsa dei rulli meccanici all'organo per l'accompagnamento del coro fornito di una primordiale cassa di risonanza, all'harmonista…
Bruni fu condannato dall'ufficializzazione di un brevetto. Seppe rialzarsi con la vivacità del lavoro di bottega fatto di scambi di opinioni tra i colleghi e fucina di idee più o meno in comunione. Innovazioni tecniche bruniane si trovano negli harmonium di Dewingle, Rodolphe, Rousseau. Anche Debain, negli anni antecedenti al brevetto, lavorava per le botteghe maggiori (Marix…). Che l'idea embrionale del somiere a scomparti sia nata in comune? Perché tanta ostinazione nel difendersi da parte di Bruni? C'è una certezza: l'ingegno e la volontà di innovazione di Francesco Bruni. Testimoni: i suoi strumenti.
Paolo Viadana
Indipendent Scholar / Owner of a Collection of Harmonium
"Per organo od armonio" . L'uso dell'harmonium nella musica sacra in Italia
Il 14 marzo del 1864, nella cappella di Saint-Georges della famiglia Pillet-Will, avvenne la prima esecuzione della Petite Messe Solemnelle di Rossini. È forse in assoluto la prima volta che un compositore italiano utilizzò l'harmonium in organico per una composizione sacra, rimanendo comunque all'interno di un ambito culturale ancora esclusivamente francese.
L'harmonium, però, proprio in quegli anni, ebbe una notevole diffusione a livello mondiale e anche in Italia lo strumento iniziò a riscuotere notevoli consensi, tra musicisti e appassionati di musica, con entrambi i suoi sistemi di alimentazione: a pressione e ad aspirazione d'aria.
Accanto ad un uso prettamente concertistico dell'harmonium in Italia, si sviluppò ancor di più il suo utilizzo in ambito sacro e liturgico, non tanto come modesto surrogato dell'organo ma come vero e proprio strumento complementare, se non addirittura alternativo. Le stesse gerarchie ecclesiastiche ne consentirono una capillare diffusione tra le parrocchie e gli istituti religiosi.
I musicisti che approcciavano lo strumento non erano però sempre all'altezza della situazione; veri e propri "suonatori d'harmonium" non ne esistevano: spesso e sovente si trattava di modesti dilettanti (di formazione pianistica o organistica) o al massimo di persone che mettevano a disposizione della Chiesa i propri talenti musicali, acquisiti in ambiti completamente avulsi dalla pratica liturgica.
Ai compositori di musica sacra si pose quindi un grosso dilemma: che genere di musica comporre? Da una parte c'erano le ragioni dell'arte musicale e la richiesta di tornare ad una vera "sacralità" della musica liturgica, dall'altra prendere atto delle limitate capacità tecniche della maggior parte degli esecutori. Il risultato fu a suo modo sorprendente: come già accadde in altri paesi, anche in Italia vi furono compositori di solida preparazione e di grande ingegno, che riuscirono a piegare la loro vena artistica in una produzione volta alla semplicità delle forme stilistiche ma producendo contemporaneamente musiche di buona, se non ottima, qualità.
La formula comune divenne quella dei brani strumentali e degli accompagnamenti alle composizioni vocali "per Organo od Armonio". Numerosi furono i musicisti che offrirono così il loro contributo alla causa della musica sacra: si va dai più famosi, come Marco Enrico Bossi e Lorenzo Perosi, fino ad illustri sconosciuti che sono spesso solo un nome apposto ad una modesta raccolta di pezzi. Nel mezzo ci stanno tanti egregi musicisti di chiesa che sono stati, spesso a torto, considerati compositori eccessivamente didattici, se non addirittura banali o mediocri.
L'harmonium, all'interno del mondo musicale religioso italiano, fu uno dei principali strumenti con cui venne veicolata la riforma della musica sacra portata avanti dal movimento Ceciliano, anzi, si può dire che fu lo strumento che maggiormente incarnò, nel bene e nel male, i valori e gli ideali del Cecilianesimo.
Programma:
L. Perosi, Versetto N° 21 (sol min.) dal Centonum
O. Ravanello: Corale per l'Epistola
L. Bottazzo: Elevazione
E. Pozzoli: Versetto
F. Caudana: Benedizione
L. Picchi: Interludio
E. Mandelli: Invocazione
E. De Angelis-Valentini: Postludio
strong>Peter Weinmann
Université de Montpellier
Michel Formentelli
Organaro e restauratore
Il regale di Jean-Baptiste Micot: un precursore settecentesco dell'armonium
La breve carriera del regale di Micot conosce due momenti di gloria : la sua entrata nelle corte di Versailles e la sua descrizione nel trattato di Dom Bedos dedicato all'Art de facteur d'orgues. Eppure, l'inventore di questo tipo di strumento musicale è rimasto per due secoli quasi dimenticato, così come gli strumenti che ha costruito. L'esplorazione sistematica degli archivi e dei musei, e il restauro rispettoso dei rari strumenti conservati ci rivelano poco a poco l'evoluzione costante del meccanismo, le varie forme del mobile che lo contiene, e finalmente, i suoni di quest' « organo in forma di tavolo » (orgue en table) che prepara l'apparizione e il successo folgorante dell'armonium nell'Ottocento.
Artis Wodehouse
Indipendent Scholar
Mason & Hamlin's response to the European harmonium: the Mason & Hamlin Liszt Organ
Until the mid-19th Century, reed organs in the United States were used primarily as home instruments and in smaller churches as a substitute for the pipe organ. But by the 1870s, the United States reed organ builder, Mason & Hamlin decided to develop a grand, complex organ to compete with a formidable European rival, the European harmonium. The advanced European harmonium had already attracted a number of significant European composers to write art music for it. At the same time, the baseline market for the European instrument was a practical one: it could substitute for the pipe organ in smaller churches.
Mason & Hamlin sought to compete in the same market covered by the advanced European harmonium, that is to say, for use in smaller churches. But in terms of art music, the United States was still a developing country. The American publisher, Arthur P. Schmidt commissioned two works in 1890 for the Liszt Organ by European composers Théodore Dubois and Eugène Gigout. The Mason & Hamlin Company itself commissioned the American composer, Arthur Bird (1856-1923), living in Berlin to write music that could be played on the Liszt Organ. Bird wrote and had published a sizable repertoire of quality salon music designated for performance on the "American Harmonium". He also wrote two massive unpublished Preludes and Fugues that are an idiomatic fit to the grand sound and technical capabilities of the Liszt Organ.
At the same time, the use of the reed organ in the United States was widespread in less wealthy churches, particularly in the United States South. It is there, during church services that some of America's greatest music emerged, namely, the African-American Spiritual. Wodehouse has made an arrangement for the Liszt Organ of selected 19th Century Spirituals that were collected, arranged and popularized by the African-American composer, Harry T. Burleigh (1866-1949). These spirituals, now known the world over were played on American reed organs of all types.
Wodehouse concludes with a performance of a new work by the American composer/organist, Carson Cooman (1982-) that she commissioned in 2009 specifically intended for the Liszt Organ.
Programme:
Arthur Bird
Prelude and Fugue in A minor (1907)
Carson Cooman
Wind flower for the Liszt Organ (2009)
Harry T. Burleigh
Old Songs and Spirituals for the American Liszt Organ, arr. Wodehouse (2017)